Lexapro 20 mg couponBuying brand cialis online Destinazione Les Calanques

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«Non andare a Nizza Est, per nessun motivo» Fù il consiglio che mi diedero due giorni prima che ci entrassi.

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Venerdi, finisco di lavorare presto, molto presto e con la morosa partiamo alla volta del camping Les Palmiers sulla costa azzurra prenotato una decina di ore prima.  A bordo della Opel Corsa Rossa raggiungiamo destinazione in 9 ore, dove una casetta mobile ci aspettava. Il camping forniva piscina, sauna, sala fitness e sala giochi ma non c’era tempo per tutto questo, la mattina seguente eravamo già in direzione Les Calanques, magnifico gruppo calcareo a picco sul mare.  Dopo avero perso un pò di tempo alla ricerca di una libreria che vendesse una guida per la zona ci arrendiamo e ci rechiamo a En Vau dove attacchiamo una via che ci ispirava, la via Super Sirenè. Deltasone online pharmacyMildronate capsule Click here to read more.. »

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«Ghiaccio!»

Gennaio, dopo piu di due mesi passati a Milano e le feste natalizie e un capodanno all’insegna della ristorazione (chiamiamola cosi) è ora di riprendere un pò di sport. La camminata in montagna di sabato scorso mi ha mostrato un inverno che deve ancora arrivare e la mia non troppo in forma condizione fisica, vedi due giorni di mal di gambe.

Cosi come quando l’estate piove gli arrampicatori riemponi i negozi di arrampicata, ecco che quando l’inverno non arriva io vado a comprare un paio di scarponi d’alta montagna, ramponabili avanti e dietro, impermeabili, idrofobici e mezzo numero piu grandi per metterci due se non tre calzini, mi piace stare bello caldo :)

«E’ arrivato, E’ arrivato»
«cosa?»
«il grado sotto lo zero, la neve…»
«Finamente», dice lo sciatore
«Hurray», dice il gestore dell’apres sky
«Scaliamo cascate di ghiaccio» dice il mio amico

ice climbing

 

Sabato, questo sabato, partiamo alla volta di Riva di Tures, dove i niubbi possono bucherellare una piccola falesia di ghiaccio. Appena arriviamo vediamo questo piccolo salto di roccia ricoperto di ghiaccio e tutto intorno innevato. Paesaggio stupendo. Vediamo anche un pò di gente ma non ci preoccupiamo, c’è spazio per tutti. Non vediamo che c’è altra gente.. vabbè c’è cmq spazio per tutti, basta occupare le vie prima degli altri.
E’ la prima volta che arrampico su ghiaccio e le mie impressioni sono molto contrastanti.

Mi è piaciuto perche:
-le foto vengono bene, le cose affilate e a punta fanno sempre la loro sporca figura.
-battere, infilzare, tirare calci e accoltellare il ghiaccio è okey
-scalare una colonna di ghiaccio deve essere una gran bella cosa (potrebbe entrare nei miei TODO)
-è un buon allenamento aspettando l’estate (e la stagione arrampicatoria)
-dopo si beve il brulè o il bombardino
-se ho speso un plato di euro per l’attrezzatura deve essere per forza bello, per forza!

ice climbing
Ma anche no perchè
-costa un pacco di soldi comprarsi l’attrezzatura
-è affollatato
-si bagna la corda, anzi tutto si bagna!
-bisogna fare e disfare i nodi con i guanti, se li togli e ti bagni le mani non li rimetti più!
-bisogna fare un pacco di chilometri ogni volta e quindi bisogna aspettare le ferie o il weekend
-la difficoltà stia più nel valutare il rischio che ti crolli addosso un mega calippo che non lo sforzo fisico

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La gara di Motocross 3 – la TenFerraglia

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«Beh in fondo non è mica male come motorino, cosa si può rompere secondo te?»
«Tutto!»

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Come sempre parto dal fondo, da un lunedì fatto da un risveglio di dolori, botte e vesciche, ho dormito solo 4 ore e già devo alzarmi e andare a prendere il treno per Milano. Il culo fa un male boia, faccio colazione in piedi. Sul treno mi riguardo i video fatti con la telecamerina, ce l’abbiamo fatta penso tra e me.

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via spigolo Dibona alla torre Grande di Lavaredo

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«Dov’è il cuoco? dobbiamo trovarlo, io vado di qua, te fai il giro dall’altra parte.»
«Qualcosa si muove dietro quella finestra.. montami  sulle spalle»

E’ ormai mezzanotte e il cuoco del rifugio Auronzo alle tre cime di Lavaredo sta per andare a dormire quando una testa sbuca dalla finestra.

«Abbiano telefonato prima per una camera.»

Il cuoco ci fa entrare e ci consegna la camera trentatré al terzo piano. La camera è fredda, molto fredda. Io dormo con due paia di calzini, pantaloni, canottiera, maglia felpa della montura e tre coperte modello colonia estiva. Nel mezzo della notte vengo svegliato da i denti del mio socio che battono. L’avevo detto io di portare un sacco a pelo….

 

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Ore 6, lasciamo la ghiacciaia per andare a far colazione, ci incamminiamo al rifugio Lavaredo dove aspettiamo fuori che arrivino le 7, visto che prima il bar è chiuso. Scambiamo due chiacchere col barista che ci informa che: uno dovremmo essere gia all’attacco visto che la via è lunga e che due il ritorno è complicato e degli spagnoli qualche settimana prima hanno dovuto chiamare i soccorsi perchè si sono persi.

Qualche titubanza (chiamiamola cosi) si insinua nella testa del mio socio ma decidiamo comunque di andare a vedere l’attacco della via. Li ci troviamo due ucraini gia alle prese col secondo tiro. Cosi decidiamo di partire e seguirli a ruota. Hanno un bel ritmo e noi gli stiamo incollati dietro.  Lo spigolo Dibona è praticamente tutto esposto a est, ma la torre piccola ci fa da ombra alla mattina, becchiamo il sole solo in un tiro, poi gira dietro e siamo all’ombra di nuovo. La torre piccola dietro di noi ci da idea di quanto ancora ci manchi a completare la via.

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Finalmento dopo 7 ore  arriviamo alla cengia dove finisce la via.  Ancora tre tiri comodi alla cima, ma optiamo per il rientro, ormai le giornate sono corte ed è meglio scendere veloci.  Alla seconda calata le corde si incastrano, cosi il mio socio torna indietro per liberarle. Nel frattempo io vado a cercare le terza calata, mentre sento delle urla di dolore. Il mio socio si è fatto uscire la spalla. Perfetto.. siamo a metà discesa e tra qualche ora sarà buio. Fortunatamente la spalla rientra da sola e proseguiamo nella discesa.  La relazione non è molto chiara ma iniziamo a scendere per un canale dove al suo termine troviamo due spit collegati da un cordone. Attrezzo una calata da li e inizio a scendere finche non arrivo in cima ad un poggioletto. Un poggioletto che si trova a meta tra le pareti di un canalone e a 40 metri dal suo fondo. La calata da li è qualcosa di mozzafiato, appena si scende qualche metro si vede quando il poggiolo si sporga in fuori e quando vuoto ci sia sotto i piedi.  Dopo un’ultima calata piu tranquilla finalmente siamo alla base..

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via Miryan alle cinque torri

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Le cinque torri, cinque pezzetti di roccia nel cuore delle dolomiti. Viste di lato queste torrette sono proprio belle e da qui l’idea di andare a farci un giro. In programma c’era lo spigolo dibona alla lavaredo, ma visto il meteo non stabilissimo e visto che questa volta in cordata eravamo in tre abbiamo preferito andare sulla via Mirian sulla torre grande. tre
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